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	<title>Diario Archivi - Federico Pasinetti</title>
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	<description>Videomaker e Fotografo Brescia e provincia</description>
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	<title>Diario Archivi - Federico Pasinetti</title>
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	<item>
		<title>Diario #9: La sezione aurea &#8211; composizione fotografica parte 2</title>
		<link>https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-9-la-sezione-aurea-composizione-fotografica-parte-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Pasinetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Nov 2016 09:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<category><![CDATA[composizione fotografica]]></category>
		<category><![CDATA[corso di fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[sezione aurea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La composizione fotografica, Vediamo insieme le più semplici regole per comporre correttamente una foto, utilizzando la sezione aurea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-9-la-sezione-aurea-composizione-fotografica-parte-2/">Diario #9: La sezione aurea &#8211; composizione fotografica parte 2</a> proviene da <a href="https://www.federicopasinetti.it">Federico Pasinetti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>La sezione aurea</h2>
<p>Per chi si fosse perso la prima parte di questo argomento, potete trovare l&#8217;articolo riguardante l&#8217;introduzione e la regola dei terzi <a href="http://photographyidea.altervista.org/diario-8-la-regola-dei-terzi-composizione-fotografica-parte-1/">cliccando qui</a>.</p>
<p>Anche la sezione aurea come la regole dei terzi, è famosa per essere stata utilizzata fin dai tempi antichi dai più famosi artisti che sono rimasti affascinati da questa forma sinuosa, sembra infatti essere alla base di molti dipinti sculture e opere di architettura.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3357" src="https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/unnamed-300x149.png" alt="" width="300" height="149" srcset="https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/unnamed-300x149.png 300w, https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/unnamed.png 512w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Dalla foto possiamo vedere come la sezione aure somigli molto, come disegno, al guscio di una chiocciola. Questa regole viene utilizzata per concentrare l&#8217;attenzione su un punto specifico della nostra foto, mentre con la regola dei terzi i punto di forza all&#8217;interno della foto restano sempre 4, qui siamo noi a scegliere in base alla composizione della nostra foto dove andare a concentrare l&#8217;attenzione del nostro osservatore.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3359" src="https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/unnamed-1-300x131.jpg" alt="" width="300" height="131" srcset="https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/unnamed-1-300x131.jpg 300w, https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/unnamed-1.jpg 512w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Possiamo vedere applicata questa regola in questa foto scattata alla coda di un camaleonte e vediamo com&#8217;è proprio la parte centrale della &#8220;chiocciola&#8221; ad attirare la nostra attenzione.</p>
<p>Viene piuttosto comodo utilizzare questa regole quando si ha a che fare con la fotografia di spirali o scale, le quali già osservandole ci richiamano la forma della sezione aurea, ma nulla toglie al fatto che sia applicabile a qualsiasi genere di fotografia noi andiamo a  praticare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-9-la-sezione-aurea-composizione-fotografica-parte-2/">Diario #9: La sezione aurea &#8211; composizione fotografica parte 2</a> proviene da <a href="https://www.federicopasinetti.it">Federico Pasinetti</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Diario #8: La regola dei terzi &#8211; composizione fotografica parte 1</title>
		<link>https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-8-la-regola-dei-terzi-composizione-fotografica-parte-1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Pasinetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Nov 2016 09:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<category><![CDATA[composizione fotografica]]></category>
		<category><![CDATA[corso di fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[regola dei terzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La composizione fotografica, Vediamo insieme le più semplici regole per comporre correttamente una foto, utilizzando la regola dei terzi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-8-la-regola-dei-terzi-composizione-fotografica-parte-1/">Diario #8: La regola dei terzi &#8211; composizione fotografica parte 1</a> proviene da <a href="https://www.federicopasinetti.it">Federico Pasinetti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>La composizione fotografica.</h2>
<p>E&#8217; una di quelle cose che mi sta appassionando di più al momento, ed è una cosa che mi ha cambiato il modo di guardare una foto.</p>
<h3>Prima regola fondamentale della fotografia</h3>
<p>L&#8217;orizzonte deve stare <strong>ORIZZONTALE</strong>, ormai con la larga diffusione degli smartphone, sta diventando sempre più di moda scattare fotografie inclinate nei più svariati modi, tanto che a volte il mare è talmente inclinato che sembra di guardare una cascata. E&#8217; vero le regole, nella fotografia, sono fatte per essere infrante, ma per farlo, ottenendo una foto migliore, beh bisogna essere dei gran bravi fotografi.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3363" src="https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/download-2.jpg" alt="" width="265" height="190" /></p>
<p>Per favore, se dovete scattare una foto mentre siete al mare o dove si può vedere una linea di orizzonte ben marcata, beh cercate di mantenere il tutto il può orizzontale possibile.</p>
<h3>La regola dei terzi</h3>
<p>La <b>regola dei terzi</b> è la più semplice delle 2 regole che andremo a vedere oggi. Nasce vome un accorgimento utilizzato per secoli dai pittori ed è tuttora molto diffuso nella composizione di una fotografia. Consiste nel dividere l&#8217;immagine in 9 rettangoli grandi uguali, andando a tracciare idealmente, due righe verticali e due righe orizzontali equisdistanti tra di loro e il bordo. O più semplicemente guardate l&#8217;immagine seguente per capire.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3361" src="https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/download.png" alt="" width="275" height="183" /></p>
<p>Secondo questa regola se andiamo a posizionare il nostro soggetto in uno di questi 4 punti focali, andremo a dare maggior armonia alla nostra foto.<br />
Spesso si utilizzano invece le 2 righe orizzontali o verticali, posizionandone una a livello dell&#8217;orizzonte, cercando quindi di enfatizzare di più una parte della nostra foto. Qui di seguito vi lascio un esempio per farvi capire meglio questa regola applicata alla fotografia paesaggistica.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3358" src="https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/unnamed-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" srcset="https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/unnamed-300x224.jpg 300w, https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/unnamed.jpg 512w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Questa foto è il classico esempio di una foto scattato senza conoscere queste regole, credo che chiunque di noi abbia fatto una foto così nella proprio carirera fotografica. Così facendo però si tende a dare la stessa importanza sia al cielo che al mare, senza mettere in risalto nulla.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3362" src="https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/download-1-300x149.jpg" alt="" width="300" height="149" srcset="https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/download-1-300x149.jpg 300w, https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/download-1.jpg 319w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>In questa foto invece si tende a dare maggiore risalto al cielo che però in questo caso non è per niente interessante, si rischia quindi di creare una foto noiosa da vedere e che non attira lo sgurdo di chi vede la nostra foto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-3365" src="https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/download.jpg" alt="" width="287" height="176" /></p>
<p>In questa foto invece, posizionando l&#8217;orizzonte sulla linea di forza più bassa, si da maggior enfasi alla spiaggia e al mare che in questo caso sono il punto forte della nostra foto, andando a creare così un punto di interesse per lo spettatore, perchè focalizziamo la sua concentrazione su ciò che vogliamo noi e che comunque è più interessante rispetto alle altre foto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-8-la-regola-dei-terzi-composizione-fotografica-parte-1/">Diario #8: La regola dei terzi &#8211; composizione fotografica parte 1</a> proviene da <a href="https://www.federicopasinetti.it">Federico Pasinetti</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Diario #7: Il bilanciamento del Bianco</title>
		<link>https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-7-bilanciamento-del-bianco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Pasinetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 09:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il bianco è sempre bianco? No, o quantomeno non lo è per le nostre macchine fotografiche. Scopriamo come funziona quindi il Bilanciamento del bianco</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-7-bilanciamento-del-bianco/">Diario #7: Il bilanciamento del Bianco</a> proviene da <a href="https://www.federicopasinetti.it">Federico Pasinetti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il bianco è sempre bianco? Non per le nostre fotocamere!</h2>
<p>Potrei sembrare pazzo(ps: e magari lo sono anche, non lo dite a nessuno), ma per la nostra reflex il bianco non sempre è bianco.<br />
Il nostro occhio è una macchina eccezionale, ad oggi non esiste una macchina fotografica in grado di competere con lui, ma soprattutto perché dietro al nostro occhio c’è un cervello.</p>
<p>Ogni volta che passiamo da un ambiente a un altro la luce naturale o artificiale fa variare la frequenza dei colori, perché l’onda viene modificata e perché le fonti di luce producono luci di varie tonalità, però il nostro cervello sa che quel dato oggetto è bianco e regola tutti gli altri colori di conseguenza. Lo fa in background, senza che ce ne accorgiamo e lo fa continuamente.</p>
<p>Questo è quello che cerca di fare anche la nostra fotocamera, ma non sempre ci riesce al meglio quindi potrebbe risultare che una fotografia scattata in interno con magari delle luci ad incandescenza, risulti stranamente gialla, o magari azzurra se scattata con della luce prodotta da un neon.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3368" src="https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/bilanciamento-del-bianco-300x132.jpg" alt="" width="300" height="132" srcset="https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/bilanciamento-del-bianco-300x132.jpg 300w, https://www.federicopasinetti.it/wp-content/uploads/2016/11/bilanciamento-del-bianco.jpg 512w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Questo accade perché la macchina non riesce a riprodurre i colori correttamente. Ogni macchina ha un menu, che prevede di poter bilanciare il bianco in modo che nelle nostre foto vengano rispettati i colori, che ha varie opzioni. L’AWB (Automatic White Balace) è quello automatico, che cercherà di venirci incontro più o meno in ogni situazione.</p>
<p>Ce ne sono poi altri, che di solito sono “luce solare”, “nuvoloso”, “ombra”, “tungsteno”, “manuale” ecc.  Ognuno di essi in sostanza ha un punto di bianco predefinito, e una temperatura del colore predefinita che applica alla fotografia. Il colore si misura con una temperatura espressa in gradi Kelvin (K) che va dalla dominanza rossa della luce di una candela (2000k) fino alla dominante blu di certe luci violentissime e molto fredde (50000K).</p>
<p>Se ad esempio siamo in un ambiente con una lampadina a incandescenza la luce sarà principalmente tendente al rosso, quindi la macchina cercherà di inserire la dominante blu contraria per ribilanciare il valore medio che il nostro occhio percepisce.(circa 2800K). Se lasciamo il WB impostato su “tungsteno” (che poi è la lampadina a incandescenza) e facciamo una foto in esterno a mezzogiorno la foto sarà tutta azzurra, perché la macchina bilancerà il colore credendo che ci si trovi ancora in un ambiente illuminato da lampadine.</p>
<p>Come consiglio generale do quello di scattare sempre in AWB, e quando facciamo una foto in un interno controlliamo come viene la prima che scattiamo, in modo da poter regolare il WB immediatamente. Così facendo saremo pronti a scattare a partire da subito. Dovremo però ricordarci di reimpostare AWB quando usciremo all’aperto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-7-bilanciamento-del-bianco/">Diario #7: Il bilanciamento del Bianco</a> proviene da <a href="https://www.federicopasinetti.it">Federico Pasinetti</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Diario #6: Cosa sono gli STOP?</title>
		<link>https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-6-cosa-sono-gli-stop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Pasinetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2016 10:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>No, non sto parlando di cartelli stradali. sea bazzicate il mondo della fotografia avrete probabilmente sentito parlare di "STOP" ma cos'è precisamente?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-6-cosa-sono-gli-stop/">Diario #6: Cosa sono gli STOP?</a> proviene da <a href="https://www.federicopasinetti.it">Federico Pasinetti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Cosa sono gli <strong>stop</strong> in fotografia?</h2>
<p>No, non sto parlando di cartelli stradali. Se avete già lette gli articoli precedenti o avete bazzicato in qualche gruppo di fotografia avrete probabilmente sentito parlare di &#8220;STOP&#8221; ma cos&#8217;è.</p>
<p>E&#8217; una parola che fa parte del gergo tecnico fotografico e si intende una variazione di qualsiasi parametro di scatto(Tempo, Diaframma o ISO) che determini una variazione pari a + o &#8211; 1EV rispetto al valore di partenza.</p>
<p>Come si può vedere nell&#8217;immagine qui sopra, nella sezione riquadrata di rosso, la barra dell&#8217;esposimetro, quando la tacchetta è posizionata in centro, vorrà dire che secondo la macchina avremo una foto esposta correttamente, se invece la stanghetta sarà posizionata a -1 vorrà dire che otterremo una foto <strong>sottoesposta</strong> di 1 stop, viceversa se si trovasse a +1 avremo una foto <strong>sovraesposta</strong> di uno stop e così via di conseguenza con 2-3-4 stop di luce.</p>
<p>La variazione di 1EV significa il doppio o la metà della luce entrante, a seconda che sovraesponiamo o sottoesponiamo. Quindi, semplificando, significa che se io faccio leggere la scena alla macchina e per avere l’esposizione a 0 (quindi corretta secondo la macchina) ho bisogno di 200 iso, 1/500sec e f:8 per sottoesporre di uno stop posso variare il tempo portandolo a 1/1000 (la metà), oppure posso chiudere il diaframma da f:8 a f:11 oppure posso usare 100 ISO. Non tutti e tre insieme, perché allora sottoesporrei di 3 STOP.</p>
<p>Ognuna delle variazioni che ho appena scritto determina una sottoesposizione di 1EV. Viceversa se voglio sovraesporre di uno stop: allungheremo i tempi, o apriremo il diaframma o aumenterò il valore ISO.</p>
<p>Ovviamente se chiudiamo il diaframma da f:8 a f:11 ma poi allungo i tempi portando i da 1/500 a 1/250 sottoespongo da una parte e sovraesponiamo dall’altra, quindi di fatto l’esposimetro non segnerà -1 o +1 ma resterà a 0. Ma la foto subirà dei cambiamenti in base a quale valore andremo a variare. Cambiamenti che potete trovare descritti negli articoli precedenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-6-cosa-sono-gli-stop/">Diario #6: Cosa sono gli STOP?</a> proviene da <a href="https://www.federicopasinetti.it">Federico Pasinetti</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Diario #5: Cosa sono gli ISO?</title>
		<link>https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-5-cosa-gli-iso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Pasinetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2016 14:03:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sensibilità  ISO La sensibilità ISO è uno di quei valori che la fotografia digitale ha rivoluzionato rispetto alla tradizionale fotografia a pellicola. Gli ISO ci sono sempre stati e le pellicole erano più “lente” o più “veloci” a seconda del valore ISO (o ASA) che riportavano. Sostanzialmente si trattava di emulsioni della pellicola che avevano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-5-cosa-gli-iso/">Diario #5: Cosa sono gli ISO?</a> proviene da <a href="https://www.federicopasinetti.it">Federico Pasinetti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Sensibilità  ISO</h2>
<p><a href="http://photographyidea.altervista.org/?attachment_id=2227" rel="attachment wp-att-2227"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2227" src="http://photographyidea.altervista.org/wp-content/uploads/2016/10/ISO.jpg" alt="iso" width="550" height="318" /></a></p>
<p>La sensibilità ISO è uno di quei valori che la fotografia digitale ha rivoluzionato rispetto alla tradizionale fotografia a pellicola. Gli ISO ci sono sempre stati e le pellicole erano più “lente” o più “veloci” a seconda del valore ISO (o ASA) che riportavano. Sostanzialmente si trattava di emulsioni della pellicola che avevano bisogno di più o meno tempo per impressionarsi. Erano però profondamente scomode: immaginate di essere un fotografo a pellicola e di non avere con voi un flash…dovete usare la luce che c’è insomma. Siete fuori, una bella giornata e scattate con la vostra pellicola da 100 ISO, quando il cielo si rannuvola e siete costretti a entrare in casa, però volete fare un altro scatto magari usando la luce che entra da una finestra. Ma il tempo è peggiorato e la luce è diminuita molto. Controllando l’esposimetro notate che dovreste scattare con un tempo di scatto di 1/10 di secondo…troppo lungo per farlo a mano libera, e non avete il cavalletto né un appoggio. Siete costretti a usare un rullino da diciamo 400 ISO, quindi dovete smontare quello che avete e aprirne un altro.<br />
Immaginate cosa voleva dire per un fotografo di matrimonio, che passava dalla luce dell’esterno al buio della chiesa. Doveva avere più macchine, rullini diversi ecc. Un casino insomma. Il digitale ha parzialmente risolto questo problema, semplicemente dando la possibilità all’utente di modificare questo valore ogni volta che vuole. Quando noi alziamo o abbassiamo il valore ISO di fatto diciamo solo alla macchina di amplificare di più o di meno il segnale che arriva al sensore. La miglior pulizia dell’immagine e la qualità più alta si ottengono usando sempre il valore ISO più basso possibile (50, 80, 100, 200, dipende dalla macchina), perché la macchina non ha bisogno di amplificare molto il segnale, ma questo ovviamente significa che dovrà arrivare molta luce al sensore, quindi a meno che non ci sia il sole o che non abbiamo una sorgente luminosa abbastanza potente dovremmo usare dei tempi lunghi o dei diaframmi molto aperti. Ma se non fosse possibile? Ad esempio a un concerto di una band di amici come faremmo? Di luce ce n’è pochissima, i tempi di scatto per evitare che i nostri amici si trasformino in strisce di luce sono brevi…l’unica soluzione consiste nell’aumentare il valore ISO. Fosse sempre così facile e se non cambiasse niente tanto varrebbe tenere sempre il valore ISO bello alto, in modo da poter usare diaframmi più chiusi e tempi più brevi e invece no…perché?? Perché amplificando il segnale “buono” che arriva al sensore si amplifica anche il rumore di fondo, ragion per cui l’immagine diventa granulosa, meno nitida e in definitiva qualitativamente inferiore. Avete presente una chitarra elettrica? Se la collegate a un amplificatore e tenete basso uscirà solo il suono prodotto dalla corda, ma se aumentate la “manopola” dell’amplificatore con scritto GAIN anche se state fermi sentirete un fruscio di fondo venire dall’amplificatore. Ecco, quello è il rumore. Ovvio che in una macchina fotografica non produce un suono, ma il concetto è quello. In sostanza noi non variamo la sensibilità ISO davvero, modifichiamo solamente l’amplificazione del segnale, avendo una variazione “equivalente”. Questo però ci porta a poter variare i tempi e di diaframmi. Anche gli ISO funzionano in STOP, ma sono più facili da leggere: raddoppiano sempre il valore, così tra 100 e 200 c’è uno stop, tra 200 e 400 un altro, tra 400 e 800 un altro e così via, esattamente come accade coi tempi di scatto.<br />
Chi ha voglia di capire come funziona dal punto di vista tecnico può continuare a leggere, a chi non frega nulla del modo in cui si forma salti pure questa parte. Come abbiamo visto i sensori sono divisi in milioni di “fotositi” che raccolgono un informazione luminosa quando vengono colpiti da un elettrone. Ma se di luce ce n’è poca il numero di fotoni che colpiscono il sensore diminuisce, quindi alcuni fotositi rimangono senza fotone, in parole povere non vengono colpiti o vengono colpiti troppo debolmente…quindi il chip che legge i fotositi e li trasforma in un immagine come fa a dare un valore a quel pixel, che non è stato colpito? Fa una media degli 8 pixel (o più) che gli stanno intorno e assegna a quel fotosito un valore medio. Glielo da d’ufficio insomma,<br />
simulandolo. Certo, finchè sono pochi i pixel ricostruiti in questo modo nessun problema, ma quando cominciano a diventare tanti il rumore diventa invadente. Ecco anche perché le macchine con i sensori più grandi generano immagini migliori a parità di megapixel: perché ogni fotosito sarà più grande, quindi aumenteranno i fotoni che lo colpiscono e ci sarà più segnale elaborabile. Ad oggi però alcune macchine hanno talmente tanti megapixel anche su sensore pieno che la dimensione del singolo fotosito (pixel pitch) è praticamente identica a quella di una aps-c. Quello che mantiene la qualità dell’immagine è l’impiego di algoritmi di calcolo più precisi e sofisticati.<br />
Altro motivo di generazione del rumore è il riscaldamento del sensore: più lunga è l’esposizione più il sensore si scalda e produce rumore. Nelle foto di un certo tipo (ad esempio un panorama notturno con macchina sul cavalletto e 20 secondi di esposizione) le macchine di livello avanzato fanno un’altra cosa: dopo aver scattato la foto “vera” ne scattano un&#8217;altra a otturatore chiuso, cioè completamente nera. Il chip confronta le due immagini sovrapponendole e tutti quei pixel chiari nell’immagine fatta a otturatore chiuso li toglie dall’immagine vera, perché sono prodotti dal riscaldamento del sensore. Questa tecnica si chiama Dark Frame.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-5-cosa-gli-iso/">Diario #5: Cosa sono gli ISO?</a> proviene da <a href="https://www.federicopasinetti.it">Federico Pasinetti</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Diario #4: Cos&#8217;è il diaframma?</title>
		<link>https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-3-cose-diaframma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Pasinetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2016 13:38:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://photographyidea.altervista.org/?p=2167</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Diaframma e la Profondità di campo nell'ambito fotografico, cosa sono e come gestirle al meglio per avere dei bellissimi sfuocati o delle immagini completamente a fuoco fino all'orizzonte</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-3-cose-diaframma/">Diario #4: Cos&#8217;è il diaframma?</a> proviene da <a href="https://www.federicopasinetti.it">Federico Pasinetti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Diaframma.</h2>
<p><a href="http://photographyidea.altervista.org/particolare-diaframma/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2192" src="http://photographyidea.altervista.org/wp-content/uploads/2016/10/particolare-diaframma.jpg" alt="particolare-diaframma" width="1500" height="1000" /></a></p>
<p>Fisicamente cos&#8217;è il diaframma? Sono quelle &#8220;Lamelle&#8221; che potete vedere nella foto qui sopra all&#8217;interno dell&#8217;obiettivo e serve a far variare la quantità di luce che entra nella nostra macchina fotografica e che va ad impressionare il nostro sensore. L&#8217;apertura del diaframma può essere variata dal fotografo, ma non tutti gli obiettivi sono uguali e non tutti hanno le stesse &#8220;aperture&#8221; di diaframma.</p>
<p>I valori sono misurati in STOP. Gli stop sono: f:1,4, f:2, f:2,8, f:4, f:5,6, f:8, f:11, f:16, f:22 ecc. Con ogni probabilità la vostra macchina reflex ha dei valori intermedi, così tra f:2,8 e f:4 potrete trovare f:3,2 e f:3,5 che corrispondono a 1/3 di stop. Diciamo che a ogni scattino della rotella con cui variate il diaframma corrisponde questa variazione di 1/3 o di 1/2 stop, quindi per variare uno stop intero dovrete fare due o tre scattini, a seconda di come avete impostato la macchina.</p>
<p>Sappiate che ogni volta che chiudete un po’ il diaframma (facendo quindi aumentare il numero f) il tempo di scatto si allungherà leggermente per fare in modo che il sensore raccolga abbastanza luce, mentre se lo aprirete diventerà più breve. (questo nelle modalità P, A, S, nella modalità M come visto l’esposimetro non fa variare il valore che non state controllando perché di fatto li state controllando tutti) Tra ogni valore di STOP che ho scritto e il seguente o precedente c’è una differenza della metà (o del doppio) della luce che entra: quindi se la macchina vi imposta un tempo di 1/50 di secondo con f:4, il tempo che avrete usando f:2,8 sarà la metà (perché entra più luce), quindi 1/100, mentre con f:5,6 sarà il doppio, quindi 1/25 di secondo.</p>
<p>Quello che varia aprendo o chiudendo il diaframma è principalmente la “profondità di campo” detta “PDC” o in inglese “DOF” (Depht of Field). Che diavolo è? E’ lo “spessore” del piano di fuoco. Non ci avete capito una mazza? Tranquilli, l&#8217;immagine che segue vi aiuterà a comprenderne il funzionamento.</p>
<p><a href="http://photographyidea.altervista.org/?attachment_id=2222" rel="attachment wp-att-2222"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2222" src="http://photographyidea.altervista.org/wp-content/uploads/2016/10/profondita-di-campo.jpg" alt="profondita-di-campo" width="960" height="1060" /></a></p>
<p>Come potete notare, nella prima immagine scattata con un diaframma impostato a f 5,6 il soggetto a fuoco è solamente quello centrale mentre i soggetti davanti e dietro sono completamente sfuocati, quindi si dice che la profondità di campo è piccola. Se passiamo poi ad analizzare la foto scattata a f11 possiamo notare come il soggetto centrale sia sempre comunque a fuoco, ma iniziano a essere maggiormente dettagliati anche le altre due statuine. Passando infine alla foto scattata con un diaframma impostato su un valore di f22, possiamo notare come finalmente tutti e tre i soggetti siano maggiormente a fuoco rispetto alle fotografie precedenti, avendo quindi una profondità di campo molto maggiore rispetto alla prima foto.</p>
<p>Ci sono altri fattori che influenzano la PDC, come ad esempio il tipo di obiettivo e la distanza dal soggetto, ma li approfondiremo più avanti. Provate l’esperimento delle penne sopra descritto mantenendo inalterato il valore f, ma avvicinandovi o zoomando al massimo con l’obiettivo (diciamo 55mm) e poi, dalla stessa distanza zoomando al minimo (diciamo 18mm). Può non essere immediato capire il funzionamento del diaframma e i suoi effetti, ma è essenziale che lo comprendiate prima di andare avanti, perché è una base assoluta della fotografia.</p>
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		<title>Diario #3: Che cos&#8217;è il tempo di scatto?</title>
		<link>https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-3-che-cose-il-tempo-di-scatto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Pasinetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2016 13:37:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://photographyidea.altervista.org/?p=2169</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cosa c'è da sapere sul tempo di scatto in fotografia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Tempo di scatto o tempo di esposizione.</h2>
<p><a href="http://photographyidea.altervista.org/diario-3-che-cose-il-tempo-di-scatto/formula-1-6/" rel="attachment wp-att-2217"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2217" src="http://photographyidea.altervista.org/wp-content/uploads/2016/10/formula-1-6.jpg" alt="formula-1-6" width="1206" height="722" /></a></p>
<p>C’è poco da dire su questo: è semplicemente il tempo in cui l’otturatore resta aperto e fa entrare la luce. Ovviamente variando il tempo di scatto l’immagine viene influenzata e subisce delle modifiche: se lasciamo l’otturatore aperto per 1/200 (cioè circa mezzo centesimo di secondo) potremo congelare il movimento di una persona che corre, mentre se lo lasciamo 14 aperto per 1/10 di secondo (cioè ben 10 centesimi di secondo) la persona che corre sarà probabilmente irriconoscibile e il movimento lascerà una scia dietro al soggetto, rendendo percepibile l’idea del movimento. Impostando un tempo di 1/1000 di secondo possiamo fermare una macchina di Formula 1 ad esempio.</p>
<p>Dipende da noi, da come vogliamo che si presenti l’immagine. Per dare un’idea dei tempi possiamo dire che per congelare il movimento di una persona che cammina dovremo usare tempi di almeno 1/100, di un atleta mentre fa sport (es.: un calciatore) i tempi sotto al 1/500 spesso presentano delle zone di mosso nelle mani o nei piedi, mentre per una persona in posa può bastare un tempo di 1/50, anche se in quel caso molto dipende dalla lunghezza dell’ottica che usiamo (vedi il paragrafo successivo “Tempi di Sicurezza”).</p>
<p>Tempi  di  sicurezza   E’ una regola, prendetela come volete ma sappiate che se la rispettate eviterete il mosso. Per quanto piccoli vi possano sembrare i movimenti che facciamo mentre scattiamo li facciamo, e la macchina li registra. Più zoomiamo (o più lungo è l’obiettivo che usiamo) e più i piccoli movimenti creano l’effetto del mosso, perché un mm di movimento alla fine dell’obiettivo si traduce in mezzo metro di movimento tra poniamo cinquanta metri, quindi se usiamo teleobiettivi lunghi (200mm o 300mm) dovremo avere un cavalletto, o dovremo trovare un sistema per tenere la macchina perfettamente ferma.</p>
<p>La regola è molto semplice, viene dall’era della pellicola ma funziona: “Il tempo di scatto massimo che possiamo usare per avere un’immagine ferma è equivalente alla focale che usiamo.” Usiamo un 200mm? Bene…1/200 Usiamo un 300mm? Bene…1/320 (1/300 non esiste, lo “scattino” è a 320). Non sembrerebbe difficile no? Però c’è un però. Le macchine fotografiche reflex della categoria entry level e prosumer non hanno il sensore grande quanto lo era la pellicola…quindi le focali degli obiettivi vanno moltiplicate, perché se il sensore è più piccolo l’immagine ne risulterà ingrandita. Il “sensore ridotto” si chiama “APS-C”. Il fattore di moltiplicazione è più o meno di 1,5 (alcune case 1,6), quindi bisognerà moltiplicare la focale per 1,5. Così un 200mm su APS-C ha una “focale equivalente” di 300mm, mentre un 300mm diventa un 450mm. Alcune macchine invece hanno il sensore pieno (detto anche full frame) che è grande quanto era grande la pellicola e di conseguenza usano le focali “vere”, quindi un 200mm è un 200mm e fine.</p>
<p>Le macchine Full Frame rappresentano una porzione piccolissima del mercato e vengono usate di solito solo da professionisti che se ne fanno realmente qualcosa, oltre che da una certa parte di utenza che vuole il massimo e non bada a spese pur di averlo (a volte inutilmente peraltro). Solo i body di queste macchine costano migliaia di euro, altrettanti le lenti studiate appositamente, quindi si parla di investimenti da migliaia e migliaia di euro. Attenzione, questo non significa che siano migliori a prescindere, dipende dall’utilizzo che se ne fa. Un naturalista, per il quale il teleobiettivo molto spinto ha un utilità fondamentale potrebbe trovare più utile usare una APS-C, che gli moltiplica la focale aumentando di fatto il suo teleobiettivo da 300mm e facendolo ingrandire un soggetto lontano quanto un 450mm su Full Frame.</p>
<p>Considerando che con ogni probabilità la vostra macchina non è una Full Frame la regola del tempo di sicurezza va modificata leggermente: Se un 200mm diventa un 300mm sul vostro sensore il vostro tempo di sicurezza non sarà più 1/200, ma 1/320. Esistono poi sistemi di stabilizzazione (sull’obiettivo per Canon e Nikon, sul sensore per Pentax, Sony e Olympus ad esempio) che permettono di usare tempi più lunghi, ma sappiate<br />
che la regola è sempre valida. Provate a vedere a quanto potete spingervi per ottenere un’immagine ferma, perché questo è un valore soggettivo. Tenete presente che i sistemi di stabilizzazione NON SERVONO PER FERMARE IL SOGGETTO (molti all’inizio concepiscono lo stabilizzatore come una specie di raggio congelante che blocca il soggetto e lo fa muovere molto più lentamente), ma solo per eliminare quei piccoli movimenti che involontariamente facciamo noi. Quindi se il soggetto che fotografiamo non è statico avere un sistema di stabilizzazione non cambia radicalmente la foto che facciamo.</p>
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		<title>Diario #2: Come funziona la reflex?</title>
		<link>https://www.federicopasinetti.it/diario/diario-2-funziona-la-mia-reflex/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Pasinetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2016 13:36:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://photographyidea.altervista.org/?p=2165</guid>

					<description><![CDATA[<p>Beh, il concetto è semplice, si controlla che la batteria sia carica, si accende si punta e si scatta. Può sembrare una presa in giro, ma in fondo questo è il procedimento che c&#8217;è alla base di ogni scatto, ma solo se la modalità selezionata sulla nostra macchinetta è impostata su automatico. Questa modalità è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, il concetto è semplice, si controlla che la batteria sia carica, si accende si punta e si scatta. Può sembrare una presa in giro, ma in fondo questo è il procedimento che c&#8217;è alla base di ogni scatto, ma solo se la modalità selezionata sulla nostra macchinetta è impostata su automatico. Questa modalità è detta automatica o &#8220;verde&#8221; perché in genere il simboletto sulla ghiera dei programmi è rappresentato da un quadratino o da un&#8217;iconcina, in entrambi i casi di colore verde.</p>
<p>Per quanto possa essere bello e semplice sia utilizzare questa modalità, non è quello che stiamo cercando. E&#8217; preferibile quindi non lasciare calcolare tutto alla macchina fotografica ma andare noi a settare determinati parametri con i modi d&#8217;usi chiamati &#8220;scene&#8221;. In tutto sono 4, hanno nomi differente da produttore a produttore, ma ragionano tutti allo stesso modo e sono, in caso di macchina fotografica Nikon P,A,S e M.</p>
<p><a href="http://photographyidea.altervista.org/diario-2-funziona-la-mia-reflex/03a/" rel="attachment wp-att-2206"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2206" src="http://photographyidea.altervista.org/wp-content/uploads/2016/10/03a.jpg" alt="03a" width="600" height="450" /></a></p>
<p>Cioè? Vediamole una alla volta, vah</p>
<ul>
<li>P: è una modalità automatica che all’inizio può sembrare uguale a quella verde, ma non è così: in questa modalità la macchina vi darà in automatico dei valori che potete modificare, ma la macchina non deciderà da sé il valore ISO o l’uso del flash o altri parametri. Attraverso le rotelle potete forzare la macchina a lavorare con un certo tempo o un certo diaframma;</li>
<li>A (Av se usiamo Canon): è la modalità detta a Priorità di Diaframmi: voi impostate un diaframma (che la macchina lascia gestire a voi) e la macchina seleziona il tempo necessario alla corretta esposizione. Molto utile se quello che vi interessa è la gestione di cosa volete a fuoco e cosa no. A sta per Aperture;</li>
<li>S (Tv se usiamo Canon): modalità detta a priorità di Tempi: voi impostate un tempo (che la macchina lascia gestire a voi) e la macchina seleziona il diaframma necessario alla corretta esposizione. Molto utile se quello che vi interessa è la gestione del movimento, se volete congelare il movimento o dare l’idea del mosso o di un’immagine dinamica. S sta per Shutter, T per Time, ogni brand decide come chiamare questo valore.</li>
<li>M: è la modalità completamente Manuale: voi impostate sia i tempi e di diaframmi e la macchina scatta in quel modo. Nell’oculare potrete comunque tenere sotto controllo l’esposimetro, in modo da vedere se state sottoesponendo o sovraesponendo, ma la macchina non varierà nessuno dei due parametri.</li>
</ul>
<p>A questi si vanno ad aggiungere in alcune macchine le varie “scene” preimpostate, come “ritratto”, “paesaggio”, “sport” ecc., che altro non fanno che cercare di far lavorare la macchina in modo automatico secondo dei programmi preimpostati in fabbrica (ad esempio in “sport” la macchina cercherà di mantenere dei tempi piuttosto brevi). Questi programmi in genere scompaiono nelle macchine più avanzate, perché si da per scontato che l’utilizzatore sappia su quali parametri agire. I programmi che non mancano mai comunque sono i 4 sopra descritti.</p>
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		<title>Diario #1: Come fotocamera devo comprare?</title>
		<link>https://www.federicopasinetti.it/diario/le-basi-iniziare-fotografare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Pasinetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2016 07:46:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://photographyidea.altervista.org/?p=2099</guid>

					<description><![CDATA[<p>Beh, questo credo che sia il primo dilemma di ogni aspirante fotografo, o per lo meno lo è stato per me. Che fotocamera devo comprare? Sul mercato al giorno d&#8217;oggi ne possiamo trovare di tutti i tipi e di tutti i prezzi, ma quale veramente farà al caso nostro? Beh adesso lo scopriamo. I principali [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.federicopasinetti.it/diario/le-basi-iniziare-fotografare/">Diario #1: Come fotocamera devo comprare?</a> proviene da <a href="https://www.federicopasinetti.it">Federico Pasinetti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, questo credo che sia il primo dilemma di ogni aspirante fotografo, o per lo meno lo è stato per me. Che fotocamera devo comprare? Sul mercato al giorno d&#8217;oggi ne possiamo trovare di tutti i tipi e di tutti i prezzi, ma quale veramente farà al caso nostro? Beh adesso lo scopriamo.</p>
<h3>I principali tipi di macchine fotografiche sono 5:</h3>
<h5>Gli Smartphone</h5>
<p><a href="http://photographyidea.altervista.org/le-basi-iniziare-fotografare/hasselblad-mod/" rel="attachment wp-att-2200"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2200" src="http://photographyidea.altervista.org/wp-content/uploads/2016/10/Hasselblad-Mod.jpg" alt="hasselblad-mod" width="960" height="771" /></a></p>
<p>Ebbene si, la prima categoria che andremo a guardare sono proprio loro. Ormai ne esistono di tutti i tipi da quelli che hanno una fotocamera integrata a quelli cui si può &#8220;agganciare&#8221; un modulo fotocamera aggiuntivo che ne potenzia ulteriormente le loro capacità come nel caso di lenovo con i suoi Moto X e Moto X play (che vediamo qui sopra in foto).</p>
<p>L&#8217;unica vera limitazione che avevano gli smartphone fino a qualche tempo fa in campo fotografico, era la totale assenza di uno zoom ottico, ma adesso i vari produttori stanno ovviando in svariati modi, Apple ha appena annunciato il suo nuovo iPhone 7 e 7 plus, quest&#8217;ultimo, dotato di uno zoom ottico 10x grazie ad un particolare sistema a doppia fotocamera, queste ci permetterà quindi di poter zoomare all&#8217;interno della nostra foto senza perderne in qualità.</p>
<p>Per come la vedo io quindi gli smartphone sono diventati un ottima alternativa alle compatte di fascia bassa, sia in fatto di fotografie che in fatto di video.</p>
<h5>Le fotocamere COMPATTE</h5>
<h5><a href="http://photographyidea.altervista.org/le-basi-iniziare-fotografare/xcompat1-jpg-pagespeed-ic-0ls0ywrymo/" rel="attachment wp-att-2199"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2199" src="http://photographyidea.altervista.org/wp-content/uploads/2016/10/xcompat1.jpg.pagespeed.ic_.0ls0YwRYmo.jpg" alt="xcompat1-jpg-pagespeed-ic-0ls0ywrymo" width="610" height="385" /></a></h5>
<p>Sono fotocamere con obiettivo non intercambiabile. In genere è un obiettivo zoom, ma ci sono alcune eccezioni di compatte con obiettivi a focale fissa. Come suggerisce la loro stessa denominazione sono macchine di ingombro e peso ridotti, da portare facilmente con se, anche se in realtà le dimensioni possono essere abbastanza variabili e ce ne sono di piccolissime e altre che non sono assolutamente tascabili. Sono facili da usare e funzionano in automatismo completo, anche se alcune consentono le regolazioni manuali, compresa la messa a fuoco.<br />
La maggior parte delle compatte monta sensori di piccole dimensioni. Il sensore più diffuso è di dimensioni 1/2,3″ corrispondenti a 6,17×4,55 mm. Questo consente di costruire macchine di dimensioni ridotte sia per il corpo che per gli obiettivi. L’aspetto negativo è che sensori così piccoli non consentono di ottenere un buon rapporto segnale/rumore, specialmente aumentando la sensibilità della fotocamera (che vuol dire amplificare il segnale in uscita dal sensore). Un altro aspetto negativo delle piccole dimensioni del sensore è che gli obiettivi non riescono spesso riprodurre con buona nitidezza i dettagli più fini.<br />
Le compatte quindi consentono discreti risultati, a livello di qualità d’immagine, per foto in esterni in buona luce, ma non sono adatte a foto in situazioni di luce scarsa se non in interni usando il flash.</p>
<p>Sono disponibili decine e decine di compatte di tante marche che spesso si limitano solo a questo settore ed i prezzi vanno da poco meno di 100 € a 400-500 per le migliori<br />
Sono adatte quindi per foto generiche in esterni, in viaggio, vacanza, oppure per eventi ed occasioni familiari, ma usando il flash.<br />
Ci sono però alcune compatte, definite “premium” che montano sensori di dimensioni maggiori della media, 1/1,7 corrispondente a 7,49×5,52 mm o 2/3″ corrispondente a 8,80×6,60 mm fino a 1″ corrispondente a 13,2×8,8 mm e obiettivi di elevata luminosità. Queste consentono di ottenere migliori risultati in poca luce, anche se non arrivano alla qualità di reflex e mirrorless.</p>
<h5>Le fotocamere BRIDGE</h5>
<p><a href="http://photographyidea.altervista.org/le-basi-iniziare-fotografare/nikon-coolpix-p9000/" rel="attachment wp-att-2201"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2201" src="http://photographyidea.altervista.org/wp-content/uploads/2016/10/nikon-coolpix-p9000.jpg" alt="nikon-coolpix-p9000" width="1038" height="576" /></a></p>
<p>Sono classificate in questo modo, forse impropriamente, delle fotocamere che presentano una forma esterna simile alle reflex, anche se spesso in dimensioni leggermente più contenute, e che montano degli obiettivi zoom ad ampia escursione, dai 20x in su. Offrono anche quasi sempre un mirino elettronico e la possibilità di funzionamento a priorità di tempi o diaframmi e manuale, oltre che a programma automatico.<br />
In realtà queste fotocamere sono internamente delle compatte e montano dei sensori uguali, di solito della dimensione più piccola da 1/2,3″. Solo in questo modo è possibile infatti costruire degli obiettivi che arrivano a delle escursioni focali fino a 83x(vedi nikon p9000 in foto) senza che assumano dimensioni mostruose. La qualità d’immagine delle bridge quindi non è diversa da quella delle compatte, discreta in esterni con buona luce, scarsa quando c’è poca luce. L’uso di obiettividi così lunga focale è poi molto difficoltoso a causa della loro scarsa luminosità che spesso costringe a scattare con tempi troppo lunghi, ottengono foto mosse, o aumentando molto la sensibilità e ottenendo foto con rumore elevato. Anche la velocità operativa non è diversa dalle compatte, quindi ritardo di scatto, autofocus non particolarmente veloce e sensibile, lentezza nel salvare le foto, difficoltà nel seguireil soggetto nel mirino per gli scatti a raffica. Il loro uso è ugualmente facile se usate in automatismo, ma è possibile usarle impostando diaframmi o tempi anche in modo manuale. Anche la messa a fuoco può essere manuale. La presenza, su quasi tutte, del mirino garantisce di poter inquadrare senza problemi anche in pieno sole. Quelle senza mirino sono assolutamente da scartare.<br />
Per le bridge la scelta è molto più ristretta che per le compatte, ma comunque ogni marca ne ha almeno una in catalogo, con prezzi che vanno da 150 a circa 600 €.<br />
Queste fotocamere però attraggono molti proprio per il loro zoom spropositati che consentono di riprendere, quando ci si riesce, particolari distanti o di fotografare senza essere visti. Per foto sportive o di animali in libertà sono però assolutamente sconsigliabili.</p>
<h5>Le fotocamere MIRRORLESS</h5>
<p><a href="http://photographyidea.altervista.org/le-basi-iniziare-fotografare/sony-a7s/" rel="attachment wp-att-2203"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2203" src="http://photographyidea.altervista.org/wp-content/uploads/2016/10/sony-a7s-.jpg" alt="sony-a7s" width="577" height="396" /></a></p>
<p>E’ la categoria venuta più recentemente alla ribalta ed in forte crescita come numero di modelli, interesse del pubblico e vendite.</p>
<p>Prendono il nome dalla loro caratteristica principale, ovvero sono senza specchio (&#8220;mirror &#8211; less&#8221;), specchio che invece è la caratteristica fondamentale dell più famose e conosciute Reflex delle quali parleremo subito dopo<br />
Sono fotocamere ad obiettivo intercambiabile con sensori di varia misura, ma sempre più grande di quella delle compatte. Hanno sensori decisamente più grandi rispetto alle macchine trattate finora, ce ne sono principalmente di 2 tipi le Full-Frame ovvero le top di gamma (non troverete sensore più grande di questo nemmeno nelle reflex) e i sensori Aps-c leggermente più piccoli, ma che rendono la nostra macchina fotografica più economica, ma comunque in grado di sfornare delle ottime fotografie.<br />
Le mirrorless, come tutte le fotocamere odierne, possono essere usate in completo automatismo, ma le loro numerose possibilità di regolazione e i funzionamenti a priorità e manuale le rendono adatte a qualsiasi uso.<br />
La loro velocità operativa è alta per quanto riguarda il ritardo di scatto e la memorizzazione. L’autofocus è solitamente veloce, anche se leggermente meno che quello delle reflex migliori. Il suo limite è solo la minore capacità di seguire i soggetti in movimento. Il mirino, quando presente, è elettronico e la maggior parte ne monta uno, incluso o opzionale, di elevata qualità. Rispetto a quello delle reflex gli unici limiti sono la presenza di qualche scia quando si inquadrano scene in poca luce e, in alcuni casi, il “congelamento” momentaneo della scena quando si preme a metà il pulsante di scatto per la messa a fuoco, che in qualche caso non fa percepire ad esempio un cambiamento di espressione del soggetto o un suo spostamento.<br />
La scelta delle mirrorless è in costante aumento ed ormai tutte le marche hanno almeno un proprio modello. I prezzi variano da circa 300 € fino a quasi 3000€ per le più costose.<br />
Sono in conclusione fotocamere adatte a tutti gli usi,  anche per usi professionali, e indicate quando si vuole una macchina di peso ed ingombro relativamente limitati, anche se difficilmente tascabile.</p>
<h5>Le REFLEX</h5>
<p><a href="http://photographyidea.altervista.org/le-basi-iniziare-fotografare/d3300_bk_18_105/" rel="attachment wp-att-2204"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2204" src="http://photographyidea.altervista.org/wp-content/uploads/2016/10/d3300_bk_18_105.jpg" alt="d3300_bk_18_105" width="1644" height="1565" /></a></p>
<p>Le reflex sono le regine della fotografia amatoriale di alto livello e professionale degli ultimi 50 anni. In alcuni ambiti iniziano ad essere soppiantate dalle mirrorless, ma l&#8217;enorme parchi ottiche che le varie aziende si sono costruite nel corso degli anni, e l&#8217;enorme sviluppo subito dai corpi macchina fa si che queste, siano ancora il riferimento sia a livello di fotografia amatoriale che professionale<br />
La qualità d’immagine e ottima per le reflex con sensore APS ed eccellente per le fullframe, grazie ai sensori di grandi dimensioni.<br />
Ogni marca di reflex ha un vasto corredo di obiettivi, dai supergrandangoli ai lunghi tele ed agli zoom. In questo caso però non sono disponibili zoom con escursione focale megagalattica come quella delle bridge. Al massimo si possono trovare dei 15-16x. I corredi più completi sono quelli di Canon e Nikon, ma anche Pentax e Sony hanno una buona scelta. Si trovano poi numerosissimi obiettivi universali di fornitori terzi.<br />
Il loro uso è facile come quello delle compatte e forse di più visto che molto spesso dispongono di comandi esterni, mentre con le compatte si è costretti a navigare nei menu. Si possono usare in automatismo completo, in program o a priorità ed in manuale. Anche la messa a fuoco può essere manuale o automatica. Tutte ormai sono in grado di riprendere video Full HD con possibilità di regolazione manuale e con i vantaggi sul controllo della profondità di campo e della qualità d’immagine dovuti al grande sensore. Come detto però in questo caso si perde la visione reflex e si deve inquadrare con lo schermo posteriore, in alcuni casi orientabile.<br />
In conclusione le reflex sono fotocamere adatte per tutti i tipi di fotografia e per tutti i fotografi, compresi i professionisti che infatti universalmente le usano. La sclta è vasta anche a livello di prezzo, si parte dai circa 400 € delle più economiche APS per arrivare ai 6000-7000 felle fullframe professionali.<br />
L’unico loro limite è il peso ed ingombro maggiore delle altre fotocamere, un aspetto che non è stato più curato dai produttori con l’avvento del digitale, anche se le più economiche e piccole APS-C non differiscono se non per pochi mm e grammi dalle mirrorless dotate di mirino.</p>
<p>Beh, inutile dire che la mia scelta è ricaduta su quest&#8217;ultima categoria, più precisamente sulla macchina fotografica che vedete qui sopra, la Nikon d3300 un entry-level davvero fantastica(anche se di entry-level ha poco ;P). Semplice per chi è agli inizi, ma anche precisa e polifunzionale per chi vuole iniziare a crescere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.federicopasinetti.it/diario/le-basi-iniziare-fotografare/">Diario #1: Come fotocamera devo comprare?</a> proviene da <a href="https://www.federicopasinetti.it">Federico Pasinetti</a>.</p>
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